Con Te per portare l'Amore...

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giovedì, 10 luglio 2008

ANNO PAOLINO

ANNO PAOLINO  Paolo non è per noi una figura del passato, che ricordiamo con venerazione. Egli è anche il nostro maestro, apostolo e banditore di Gesù Cristo anche per noi.Leggi ancora...
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domenica, 02 marzo 2008

Nella tua luce, vediamo la luce!

 

 

Cristo: luce per le nostre tenebre

Quando nasce un bambino, con felice espressione si dice che «è venuto alla luce». Solo questo passaggio permette la continuità della vita. Quando un uomo muore si dice che «si è spento». E’ significativo che il linguaggio comune identifichi la vita con la luce e la morte con la tenebra. Luce e tenebre esprimono simbolicamente la condizione umana nelle sue contraddizioni: non solo vita-morte, ma anche verità-menzogna, giustizia-ingiustizia. Lo stesso avvicendarsi cosmico del giorno e della notte sta ad indicare la fondamentale importanza del rapporto luce-tenebra: avvolto nella tenebra il mondo perde la sua consistenza, le cose non hanno contorno né colore, l’uomo è cieco, inerte, afferrato da un senso acuto di solitudine, di smarrimento, di paura. Il primo bagliore risveglia la vita, la gioia e la speranza.

Dalle tenebre alla luce
Luce e tenebre sono poste di fronte nel brano evangelico. Un uomo colpito da irrimediabile cecità, ai margini della considerazione sociale e religiosa: è la personificazione simbolica della condizione di peccato in cui si trova l’uomo non ancora «illuminato» da Cristo. Solo l’incontro con Cristo — Luce del mondo, Luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) — toglie il velo dagli occhi, riabilita l’uomo, lo restituisce alla sua piena dignità, gli permette di cogliere lo splendore delle cose e il sapore nuovo della vita.
Il racconto evangelico del «cieco nato» è stato sempre interpretato in prospettiva battesimale. Il battesimo è la nostra piscina di Siloe, il passaggio dalle tenebre alla luce, il momento dell’illuminazione. Fin dai tempi apostolici il battezzato era chiamato «illuminato» (cf Eb 6,4; 10,32), appellativo che esprimeva la sua nuova condizione. Aderire a Cristo-Luce è acquisire la capacità di vedere la realtà di Dio, il mistero dell’uomo e della storia con occhi nuovi; è acquisire una mentalità di fede, assumendo come criterio di valutazione e di scelta la logica del vangelo. Il battezzato è entrato nella zona luminosa di Cristo-Luce che lo porta «a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo» (Il rinnovamento della catechesi, 38; cf Catechesi tradendae, 20). Questo obiettivo, però, non è mai totalmente compiuto. Permangono sempre zone d’ombra, di impermeabilità alla luce. Lo spessore opaco della storia, gli avvenimenti drammatici in cui il cristiano è coinvolto, i miraggi del benessere possono ridurre la luce a lucignolo fumigante.
Tanto più che la fede porta allo scontro con lo spirito e la logica del mondo. La storia del cieco nato è eloquente in proposito: i genitori temono l’impatto con i detentori del potere, sono paralizzati dalla paura dei Giudei e delle loro sanzioni; il figlio invece diventa audace e provocatorio nei confronti dei suoi ottusi interlocutori che, nella loro presunzione, diventano i veri ciechi.

« Comportatevi come i figli della luce »
Eletti da Dio in modo assolutamente gratuito, i battezzati ricevono la consacrazione regale dello Spirito che permea tutto l’essere (cf  prima lettura) e conferisce l’illuminazione della fede. L’assemblea esprime così la consapevolezza di questa realtà: «Nel mistero della... incarnazione (Cristo) si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre, per condurlo alla grande luce della fede» (prefazio). «Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce...» (seconda lettura). Il passaggio di condizione implica il dovere di rendere visibile nella vita la novità operata dal battesimo. La stessa celebrazione eucaristica è nuova illuminazione perché comunione vitale con Colui che è la Luce: «... sono andato, mi sono lavato, ho acquistato la vista...» (ant. di comunione). Essere luce nel Signore significa anche essere fonte di luce, produrre quei frutti che Paolo identifica «in ogni bontà, giustizia e verità» (seconda lettura).


Quale presenza?

In un mondo in cui violenza, conflitto, rivalità e menzogna sembrano avere il sopravvento, la presenza dei cristiani pone una forza di segno contrario che diventa accusa di queste opere di morte. La bontà è vita di amore, accoglienza, disponibilità, perdono; la giustizia è onestà, rettitudine, apertura alla volontà del Signore; la verità è adesione al Vangelo e ai suoi criteri, possibilità di essere liberi dalla menzogna del peccato e dalla sua schiavitù. Le tenebre sono incapaci di «produrre», possono soltanto «operare», ma la loro opera è sterile.
La famiglia e la comunità cristiana sono davvero luoghi in cui si manifesta la luce, in cui si educa alla fede e ai suoi valori? Se la Parola del Signore ci accusa, essa ci aiuta anche a riprendere consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che dovremmo essere.

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martedì, 26 febbraio 2008

Signore, vieni in nostro aiuto!

 

Signore vieni in nostro aiuto, vieni quando le tenebre del nostro cuore ci tormentano e ci allontanano da Te. Non c'è amore più grande del Tuo! Non c'è speranza più in grande fuori di Te! Oh Signore, tu che siedi nei cieli e penetri con lo sguardo gli abissi, tu che al cui none tremano gli abissi, tu, Via, Verità e Vita, prendici per mano e conduci noi, tuo gregge, ai pascoli della vita.

Non temere piccolo gregge, io ho vinto il mondo! Oh Gesù quanta dolcezza traspare da queste tue parole e solo quando siamo provati e angosciati possiamo davvero raffiorarle nella nostra mente. Tu non hai vinto il peccato solo per una tua figura personale, ma attraverso la tua figura hai dato agli uomini la speranza che in Te solo, si può vincere il male, si può vincere il proprio egoismo e il proprio peccato.

Nei momenti, nei quali, Tu ci sembri lontano, è allora che sei vicino a noi, e con la tua grazia santificante, ci dice: " Non temere piccolo mio, io ho vinto il mondo". Quanta dolcezza, quanta grandezza, quanta benevolenza. Signore io non ho parole per descrivere ciò che  Tu fai in me, e continuerai a fare in me, indegno tuo figlio. Oh Gesù, amore sempiterno e vero, per darci un' ulteriore aiuto hai istituito i Sacramenti, guida e fondamento della tua Santa Chiesa.

O Divina Eucarestia,memoriale di grazie al Signore tu racchiudi al tuo interno la grandezza del Dio carne, di quel Dio che si è abbassato nella carne mortale  e che noi adoriamo in questo santo Mistero. Oh Memoriale di salvezza imprimi nel nostro cuore come sigillo eterno, la fiamma del tuo Amore e così in te vivremo testimoniando il tuo amore nei secoli dei secoli. Amen!

" Grandi cose hai fatto in me, oh Signore"..

(lavoro personale di ringraziamento al Signore)

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domenica, 24 febbraio 2008

Signore, dacci la tua acqua!

 

La Liturgia di oggi, III° domenica di Quaresima dell'anno A, mette in risalto la figura dell'acqua, soprattutto nella Prima Lettura e nel Vangelo, grazie all'ormai famosissimo incontro di Gesù con la Samaritana.

Vivere da cristiani è assimilare progressivamente l’esperienza di Cristo sintetizzata nelle prime due domeniche di quaresima: camminare nella fedeltà al Padre per raggiungere la meta della trasfigurazione gloriosa. L’itinerario è reso possibile a una condizione: ascoltare la Parola di Dio, radicarsi in essa, accettarne le esigenze. La liturgia di questa domenica e delle due successive fa rivivere, nel mistero, al cristiano le grandi tappe attraverso cui i catecumeni erano (e sono) aiutati a scoprire le esigenze profonde della conversione a Cristo, nei segni dell’acqua, della luce, della vita.

L’uomo assetato di valori
Al centro della liturgia odierna sta l’acqua come punto di convergenza e di incontro di due interlocutori: l’uomo e Dio. L’acqua diventa il simbolo che compendia ed esprime la richiesta dell’uomo e la risposta di Dio (vangelo).
L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: sete di amore, ricerca della verità, sete di giustizia, di libertà, di comunione, di pace... Sono desideri spesso inappagati; la domanda di totalità riceve in risposta solo piccoli frammenti; piccoli sorsi che lasciano inappagata la sete. Dal profondo del suo essere l’uomo muove verso un «di più», un assoluto capace di acquietare e di estinguere la sua sete in modo definitivo. Ma dove trovare un’acqua che plachi ogni inquietudine e appaghi ogni desiderio?

L’acqua che disseta per sempre
La risposta è data da Gesù nell’incontro con la Samaritana. Nella tradizione biblica Dio stesso è la fonte dell’acqua viva. Allontanarsi da Lui e dalla sua Legge é conoscere la peggiore siccità (cf Ger 2,12-13; 17,13). Nel difficile cammino verso la libertà Israele, arso dalla sete, tenta Dio, esige il suo intervento come un diritto e contesta l’operato di Mosè che sembra il responsabile di un’avventura senza sbocchi. Il popolo rimpiange il passato e rifiuta il futuro, denunciato come illusorio. Vorrebbe impadronirsi di Dio per sciogliere in modo miracolistico le sue difficoltà (prima lettura). Ma Dio si sottrae a questo tipo di richiesta. Tuttavia Egli dà prova di non abbandonare il suo popolo: gli assicura l’acqua che disseta perché riconosca in Lui il Salvatore e impari ad affidarsi a Lui.
La roccia da cui Mosè fa scaturire l’acqua è segno della Provvidenza divina che segue il suo popolo e gli dà vita. Paolo spiegherà (cf I Cor 10,4) che quella roccia era Cristo, misteriosamente all’opera già in quegli eventi. Cristo è anche il Tempio dal quale, secondo la visione dei profeti (cf Ez 47; Zc 13,1), sgorgherà l’acqua, segno dello Spirito, che dona fertilità e vita. Chi ha sete può attingere gratuitamente a Lui (cf Gv 7,37-39) e non avrà più sete; egli stesso anzi, diverrà una sorgente d’acqua zampillante per sempre (vangelo).

Generati dall’acqua e dallo Spirito
La promessa dell’acqua viva è divenuta realtà nella Pasqua di Gesù; dal suo costato squarciato sono usciti «sangue ed acqua» (cf Gv 19,34). La persona di Gesù diventa la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito, cioè l’amore di Dio riversato nei nostri cuori (seconda lettura) nel giorno del battesimo. E’ questo amore che ci ha purificati e generati a vita nuova prima ancora che potessimo consapevolmente rispondere. Il Padre ci ha ammessi alla comunione con Lui. Per opera dello Spirito siamo diventati una sola cosa con Cristo, figli nel Figlio, veri adoratori del Padre. L’esistenza cristiana animata dallo Spirito è un’esperienza filiale. Non è altro che vivere nell’amore, irradiando ciò che abbiamo ricevuto. L’eucaristia è accostarsi alla fonte dell’acqua viva per ricevere la piena effusione dello Spirito, l’alimento sempre nuovo dell’amore: «Chi beve dell’acqua che io gli darò... avrà in sé una sorgente che zampilla fino alla vita eterna» (ant. di com.). Ma il dono ricevuto diventa compito di annuncio e di testimonianza. Come la Samaritana, bisogna raccontare ai fratelli ciò che Dio ha compiuto in noi perché essi, come i compaesani della donna, arrivino a confessare che Gesù è «il Salvatore del mondo». La fede deve diventare contagiosa. I battezzati, generati a vita nuova, radicalmente rinnovati nel cuore e nello spirito, devono rendere ragione della vita e della speranza che è in loro. Se la ricerca e la sete dell’uomo trovano in Cristo pieno appagamento è necessario testimoniare come la salvezza non sta nelle «cose» che accendono nuovi desideri ed inquietudini, ma nell’unico valore a cui abbiamo aderito: Gesù Salvatore dell’uomo. Non c’è altra acqua che faccia fiorire il nostro deserto e che definitivamente plachi il nostro cercare: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te» (s. Agostino)

 

 

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domenica, 17 febbraio 2008

La Trasfigurazione

 

La Trasfigurazione

Oggi seconda domenica di Quaresima, la Liturgia ci offre l'opportunità di riflettere su un " mistero" di Gesù Cristo, che è appunto la trasfigurazione.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

La vita è un cammino verso una mèta. Ciascuno porta nel cuore aspirazioni, progetti e ideali a volte confusi. Per poterli perseguire e realizzare si cerca qualche chiarezza, qualche presenza significativa, qualche segno che indichi la direzione, qualche sprazzo di luce che chiarisca ciò che solo si intravede.

La meta della fede

La quaresima è un itinerario verso la Pasqua, punto vertice dell’anno liturgico e significato ultimo di ogni nostra scelta. Il cammino è lungo e non sempre agevole, anche se pervaso di speranza. La vita cristiana è posta sotto il segno della tentazione e Dio può sembrare lontano, assente. Il silenzio di Dio può suscitare smarrimento e sconcerto. Ma colui che ha scelto Dio e si fida di lui sa che la sua vita avrà un esito positivo. Nella trasfigurazione, la Chiesa intravede in quello di Cristo il senso e l’orientamento del proprio esodo: la gloria della risurrezione, inscindibilmente congiunta allo scandalo della croce (cf prefazio).


Parentesi di luce

La trasfigurazione si pone a un punto critico della vita e del cammino di Gesù e dei discepoli. Chiamati alla sequela del Maestro, a una vita di comunione con lui, i discepoli faticano a riconoscere con lucidità il mistero della sua persona. L’incertezza e l’incomprensione riaffiorano di continuo e diventano scandalo quando Gesù comincia ad annunciare apertamente la sua passione (cf Mt 16,21-23). La prospettiva di una morte violenta, del rifiuto e dei fallimento risultano inconcepibili e inconciliabili con le loro attese. Anche se Gesù nei suoi annunci congiunge la morte con la risurrezione, l’insegnamento rimarrà inefficace prima della Pa­squa e della Pentecoste. Egli allora prende l’iniziativa ed offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria sfolgorante della sua persona e lo sbocco del suo cammino.
I segni che accompagnano questa Pasqua anticipata (la luce, la nube, la voce) sono caratteristici della manifestazione di Dio. Il Padre indica in Gesù il Figlio «prediletto», il Servo disponibile al compimento della sua volontà (cf Is 42,1), destinato al sacrificio e alla gloria; la nube è il segno dello Spirito che indica in Gesù il luogo della divina presenza.
Importante è la voce che risuona come un invito perentorio: «Ascoltatelo» (cf accl. al vang.; colletta; antif. di com.). Ascoltare significa accogliere la persona di Cristo, obbedire alla sua Parola, dunque seguirlo. La vita cristiana è un impegno alla sequela di Cristo sulla via della croce, per arrivare alla luce e alla gloria: «indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere con lui al  trionfo della risurrezione» (prefazio).

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venerdì, 15 febbraio 2008

Prima vai a perdonare il tuo fratello!

 

 Dal vangelo secondo Matteo


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non uccidere"; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.  Ma io vi dico: chiunque si adìra con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!»
.


Ci è facile dire: io ti perdono! Ma c'è davvero pentimento dietro questa frase? Dovremmo domandarcelo ogni giorno.  Gesù stesso ci ha comandato di farlo. Un sincero pentimento aiuta ad avvicinarsi a Dio. Il perdono ci permette di riavvicinarci a Dio nonostante le nostre infedeltà e le nostre mancanze..In questa Quaresima chiediamo davvero al Signore e alla Madonna di aiutarci a perdonare chi ingiustamente o no ci fa qualche torto. Laudetur Jesus Christus.!!

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martedì, 12 febbraio 2008

La Quaresima, tempo di grazia!

 

Lasciatevi riconciliare con Dio!

La Quaresima, inizia con il Mercoledì delle Ceneri e fa parte dei cosiddetti tempi "forti" insieme all' Avvento.

Se l’Avvento è per eccellenza il tempo che ci invita a sperare nel Dio-che-viene, la Quaresima ci rinnova nella speranza in Colui-che-ci-ha-fatti-passare-dalla-morte-alla-vita. Entrambi sono tempi di purificazione – lo dice anche il colore liturgico che hanno in comune – ma in modo speciale la Quaresima, tutta orientata al mistero della Redenzione, è definita “cammino di vera conversione” (Orazione colletta). (Benedetto XVI)

Quaranta Giorni, in attesa di celebrare la gloriosa Resurrezione di Cristo. Eppure questo numero è molto frequente nella Bibba e tradizione sia ebraica che cristiana.

  • i quaranta giorni del diluvio universale 
  • i quaranta giorni passati da Mosè  sul monte Sinai  
  • i quaranta giorni che impiegarono gli esploratori ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati
  • i quaranta giorni camminati dal profeta Elia per giungere al monte Oreb 
  • i quaranta giorni di tempo che, nella predicazione  di Giona , Dio dà a Ninive  prima di distruggerla

Nel Nuovo testamento  ci sono alcuni passi chiave nei quali si parla di quaranta giorni:

  • i quaranta giorni che Gesù passò nel deserto)
  • i quaranta giorni in cui Gesù ammaestrò i suoi discepoli tra la resurrezione e l'Ascensione 

La Preghiera nella Quaresima è fondamentale. Attraverso di essa, si può riuscire a vincera Satana, origine e causa di ogni peccato.

"entrare in Quaresima" Significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana. Significa non scaricare il problema del male sugli altri, sulla società o su Dio, ma riconoscere le proprie responsabilità e farsene carico consapevolmente. A questo proposito risuona quanto mai urgente, per noi cristiani, l’invito di Gesù a prendere ciascuno la propria "croce" e a seguirlo con umiltà e fiducia (cfr Mt 16,24). La "croce", per quanto possa essere pesante, non è sinonimo di sventura, di disgrazia da evitare il più possibile, ma opportunità per porsi alla sequela di Gesù e così acquistare forza nella lotta contro il peccato e il male. Entrare in Quaresima significa pertanto rinnovare la decisione personale e comunitaria di affrontare il male insieme con Cristo. La via della Croce è infatti l’unica che conduce alla vittoria dell’amore sull’odio, della condivisione sull’egoismo, della pace sulla violenza. Vista così, la Quaresima è davvero un’occasione di forte impegno ascetico e spirituale fondato sulla grazia di Cristo. ( Benedetto XVI)

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sabato, 29 dicembre 2007

Vita da fidanzati - Vita di Famiglia

 

Vita da fidanzati - Vita di Famiglia

Cari amici,

domani è la festa della sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, di quella famiglia che ha dato una vita al <<Verbum Dei>>. Domani saremo impegnati a meditare su una realtà che è di vitale importanza al mondo di oggi : la famiglia. Ci domandiamo tante volte che cosa significa, e se vale la pena di lottare per i suoi santi valori.

Prima di parlare della famiglia, vorrei parlare del fidanzamento, ossia di quel periodo che dovrebbe precedere il matrimonio, il "fatidico passo" all'altare. Il fidanzamento all'apparenza insignificante e inutile è invece tutt'altro. Esso aiuta la futura coppia a conoscersi meglio, a cominciare ad aiutarsi.

I fidanzati devono inoltre interagire all'interno della comunità;I fidanzati devono trovare nella loro comunità cristiana il messaggio evangelico di Cristo che illumina il momento attuale del loro amore. Aiutati anche dai propri cari e dal sacerdote devono man mano interagire all'interno del corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa.

FAMIGLIA UMANA, COMUNITÀ DI PACE

Il messaggio annuale del Papa sulla pace, quest'anno ha un tema che rispecchia molto quello che voglio dire oggi qui, in questo post.

Famiglia umana, comunità di pace. In questo tema si racchiudono due temi, la famiglia e la pace.

La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce « il luogo primario dell'“umanizzazione” della persona e della società », la « culla della vita e dell'amore ». A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, « un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale ».

La famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua misura in cui intessere le proprie relazioni. Per la famiglia umana questa casa è la terra, l'ambiente che Dio Creatore ci ha dato perché lo abitassimo con creatività e responsabilità. Dobbiamo avere cura dell'ambiente: esso è stato affidato all'uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti. L'essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla egoisticamente a completa disposizione dei propri interessi, perché anche le future generazioni hanno il diritto di trarre beneficio dalla creazione, esprimendo in essa la stessa libertà responsabile che rivendichiamo per noi. Né vanno dimenticati i poveri, esclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato. ( Benedetto XVI, Messaggio per la Pace 2008)

Preghiera per la famiglia!

Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita, fa che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, "nato da Donna", e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore per le generazioni che sempre si rinnovano.

 Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi verso il bene delle loro famiglie e di tutte le famiglie del mondo. 

Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell'amore. 

Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio, si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi, attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie. 

Fa' infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth, che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa compiere fruttuosamente la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia. 

Tu che sei la Vita, la Verità e l'Amore, nell'unità del Figlio e dello Spisito Santo. Amen

Joannes Paulus PPII

 

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lunedì, 24 dicembre 2007

"Et verbum caro factus est"

Natale 2007

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La Luce che brillò nella notte di Betlemme sia la luce della vostra vita. Con affetto vi Auguro un Buon Natale e un Buon anno 2008. Tanti auguri in Cristo.

Tu scendi dalle stelle

Tu scendi dalle stelle o Re del cielo - e vieni in una grotta al freddo e al gelo - e vieni in una grotta al freddo e al gelo. O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar. O Dio beato! Ah! Quanto ti costò l'avermi amato. Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.

A Te che sei del mondo il Creatore, mancano i manni e il fuoco, o mio Signore. Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore. Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà più mi innamora, giacchè ti fece amor povero ancora. Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci del tuo Padre il divin seno, per venire a tremar su questo fieno; per venire a tremar su questo fieno. Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasportò! O Gesù mio, perchè tanto patir, per amor mio.

Ma se fu tuo voler il tuo patire perché vuoi pianger poi, perché vagire? Sposo mio, amato Dio, mio Gesù t'intendo ,sì; Ah, mio Signore! Tu piangi non per duol, ma per amore.

Tu piangi per vederti da me ingrato, dopo sì grande amor, sì poco amato. O diletto del mio petto se già un tempo fu così , or te sol bramo caro non piangerò più, ch'io t'amo io t'amo.

Tu dormi, o Gesù mio, ma intanto il cuore non dorme, no, ma veglia a tutte l'ore: Deh! mio bello e puro agnello a che pensi dimmi tu? - O amor immenso, a morir tu per me, rispondi, io penso.

Dunque a morir per me tu pensi, o Dio; e che altro, fuor di te, amor poss'io? O Maria speranza mia, se poc'amo il tuo Gesù, non ti sdegnare, amalo tu per me, s'io nol so amare.  

 

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O Gesù, 

sei nato povero in una grotta, perchè vuoi bene ai poveri.

Anche io voglio bene ai poveri.

 

O Gesù, 

io ti amo e ti voglio con me.

 

Ti prego: vieni a nascere nel mio cuore per rimanerci sempre!

   

 

 

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mercoledì, 19 dicembre 2007

La sofferenza

 

La sofferenza

Quante sono le persone che passeranno il Natale in ospedale o se a casa immersi  nella sofferenza mentre noi ci buttiamo a capofitto tra le gustose vivande?

Non c'è risposta a questa domanda; è un numero incalcolabile in tutto il globo. La sofferenza è eredità del peccato. L'uomo sempre in diversi modi e anche età, sperimenta l' esperienza del dolore.

Mi viene in mente, il racconto evangelico della guarigione del lebbroso. Il lebbroso implora Gesù: “Se vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1,41). Nella sua affermazione il piagato nella carne, il disprezzato dalla società capisce e professa la fede in Gesù, non in una persona qualunque, ma in Gesù, Verbo di Dio.

"La malattia, che nell'esperienza quotidiana è percepita come una frustrazione della naturale forza vitale, diventa per i credenti un appello a «leggere» la nuova difficile situazione nell'ottica che è propria della fede. Al di fuori di essa, del resto, come scoprire nel momento della prova l'apporto costruttivo del dolore? Come dare significato e valore all'angoscia, all'inquietudine, ai mali fisici e psichici che accompagnano la nostra condizione mortale? Quale giustificazione trovare per il declino della vecchiaia e per il traguardo finale della morte che, malgrado ogni progresso scientifico e tecnologico, continuano a sussistere inesorabilmente? Sì, soltanto in Cristo, Verbo incarnato, redentore dell'uomo e vincitore della morte, è possibile trovare la risposta appagante a tali fondamentali interrogativi. Alla luce della morte e risurrezione di Cristo la malattia non appare più come evento esclusivamente negativo: essa è vista piuttosto come una «visita di Dio», come un'occasione «per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare tutta la civiltà umana nella civiltà dell'amore»" (Giovanni Paolo II)

Papa Benedetto XVI nella sua seconda Lettera enciclica <<Spe salvi>>  tratta un paragrafo sulla sofferenza come "Luogo di apprendimento di speranza" e afferma: La misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana. La società, però, non può accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi stessi capaci di ciò e, d'altra parte, il singolo non può accettare la sofferenza dell'altro se egli personalmente non riesce a trovare nella sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza. Accettare l'altro che soffre significa, infatti, assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicché essa diventa anche mia. (n° 38)

Il Natale ormai alle porte, con la sua luce e gioia mandi sulle persone malate, di ogni età, lingua e razza la sua confortante luce e gioia.

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