Vita da fidanzati - Vita di Famiglia
Cari amici,
domani è la festa della sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, di quella famiglia che ha dato una vita al <<Verbum Dei>>. Domani saremo impegnati a meditare su una realtà che è di vitale importanza al mondo di oggi : la famiglia. Ci domandiamo tante volte che cosa significa, e se vale la pena di lottare per i suoi santi valori.
Prima di parlare della famiglia, vorrei parlare del fidanzamento, ossia di quel periodo che dovrebbe precedere il matrimonio, il "fatidico passo" all'altare. Il fidanzamento all'apparenza insignificante e inutile è invece tutt'altro. Esso aiuta la futura coppia a conoscersi meglio, a cominciare ad aiutarsi.
I fidanzati devono inoltre interagire all'interno della comunità;I fidanzati devono trovare nella loro comunità cristiana il messaggio evangelico di Cristo che illumina il momento attuale del loro amore. Aiutati anche dai propri cari e dal sacerdote devono man mano interagire all'interno del corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa.
FAMIGLIA UMANA, COMUNITÀ DI PACE
Il messaggio annuale del Papa sulla pace, quest'anno ha un tema che rispecchia molto quello che voglio dire oggi qui, in questo post.
Famiglia umana, comunità di pace. In questo tema si racchiudono due temi, la famiglia e la pace.
La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce « il luogo primario dell'“umanizzazione” della persona e della società », la « culla della vita e dell'amore ». A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, « un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale ».
La famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua misura in cui intessere le proprie relazioni. Per la famiglia umana questa casa è la terra, l'ambiente che Dio Creatore ci ha dato perché lo abitassimo con creatività e responsabilità. Dobbiamo avere cura dell'ambiente: esso è stato affidato all'uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti. L'essere umano, ovviamente, ha un primato di valore su tutto il creato. Rispettare l'ambiente non vuol dire considerare la natura materiale o animale più importante dell'uomo. Vuol dire piuttosto non considerarla egoisticamente a completa disposizione dei propri interessi, perché anche le future generazioni hanno il diritto di trarre beneficio dalla creazione, esprimendo in essa la stessa libertà responsabile che rivendichiamo per noi. Né vanno dimenticati i poveri, esclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato. ( Benedetto XVI, Messaggio per la Pace 2008)
Preghiera per la famiglia!
Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita, fa che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, "nato da Donna", e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore per le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi verso il bene delle loro famiglie e di tutte le famiglie del mondo.
Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell'amore.
Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio, si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi, attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.
Fa' infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth, che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa compiere fruttuosamente la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia.
Tu che sei la Vita, la Verità e l'Amore, nell'unità del Figlio e dello Spisito Santo. Amen
Joannes Paulus PPII
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"Et verbum caro factus est"
Natale 2007

La Luce che brillò nella notte di Betlemme sia la luce della vostra vita. Con affetto vi Auguro un Buon Natale e un Buon anno 2008. Tanti auguri in Cristo.
Tu scendi dalle stelle
Tu scendi dalle stelle o Re del cielo - e vieni in una grotta al freddo e al gelo - e vieni in una grotta al freddo e al gelo. O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar. O Dio beato! Ah! Quanto ti costò l'avermi amato. Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.
A Te che sei del mondo il Creatore, mancano i manni e il fuoco, o mio Signore. Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore. Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà più mi innamora, giacchè ti fece amor povero ancora. Giacchè ti fece amor povero ancora.
Tu lasci del tuo Padre il divin seno, per venire a tremar su questo fieno; per venire a tremar su questo fieno. Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasportò! O Gesù mio, perchè tanto patir, per amor mio.
Ma se fu tuo voler il tuo patire perché vuoi pianger poi, perché vagire? Sposo mio, amato Dio, mio Gesù t'intendo ,sì; Ah, mio Signore! Tu piangi non per duol, ma per amore.
Tu piangi per vederti da me ingrato, dopo sì grande amor, sì poco amato. O diletto del mio petto se già un tempo fu così , or te sol bramo caro non piangerò più, ch'io t'amo io t'amo.
Tu dormi, o Gesù mio, ma intanto il cuore non dorme, no, ma veglia a tutte l'ore: Deh! mio bello e puro agnello a che pensi dimmi tu? - O amor immenso, a morir tu per me, rispondi, io penso.
Dunque a morir per me tu pensi, o Dio; e che altro, fuor di te, amor poss'io? O Maria speranza mia, se poc'amo il tuo Gesù, non ti sdegnare, amalo tu per me, s'io nol so amare.
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O Gesù,
sei nato povero in una grotta, perchè vuoi bene ai poveri.
Anche io voglio bene ai poveri.
O Gesù,
io ti amo e ti voglio con me.
Ti prego: vieni a nascere nel mio cuore per rimanerci sempre!


La sofferenza
Quante sono le persone che passeranno il Natale in ospedale o se a casa immersi nella sofferenza mentre noi ci buttiamo a capofitto tra le gustose vivande?
Non c'è risposta a questa domanda; è un numero incalcolabile in tutto il globo. La sofferenza è eredità del peccato. L'uomo sempre in diversi modi e anche età, sperimenta l' esperienza del dolore.
Mi viene in mente, il racconto evangelico della guarigione del lebbroso. Il lebbroso implora Gesù: “Se vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1,41). Nella sua affermazione il piagato nella carne, il disprezzato dalla società capisce e professa la fede in Gesù, non in una persona qualunque, ma in Gesù, Verbo di Dio.
"La malattia, che nell'esperienza quotidiana è percepita come una frustrazione della naturale forza vitale, diventa per i credenti un appello a «leggere» la nuova difficile situazione nell'ottica che è propria della fede. Al di fuori di essa, del resto, come scoprire nel momento della prova l'apporto costruttivo del dolore? Come dare significato e valore all'angoscia, all'inquietudine, ai mali fisici e psichici che accompagnano la nostra condizione mortale? Quale giustificazione trovare per il declino della vecchiaia e per il traguardo finale della morte che, malgrado ogni progresso scientifico e tecnologico, continuano a sussistere inesorabilmente? Sì, soltanto in Cristo, Verbo incarnato, redentore dell'uomo e vincitore della morte, è possibile trovare la risposta appagante a tali fondamentali interrogativi. Alla luce della morte e risurrezione di Cristo la malattia non appare più come evento esclusivamente negativo: essa è vista piuttosto come una «visita di Dio», come un'occasione «per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare tutta la civiltà umana nella civiltà dell'amore»" (Giovanni Paolo II)
Papa Benedetto XVI nella sua seconda Lettera enciclica <<Spe salvi>> tratta un paragrafo sulla sofferenza come "Luogo di apprendimento di speranza" e afferma: La misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana. La società, però, non può accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi stessi capaci di ciò e, d'altra parte, il singolo non può accettare la sofferenza dell'altro se egli personalmente non riesce a trovare nella sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza. Accettare l'altro che soffre significa, infatti, assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicché essa diventa anche mia. (n° 38)
Il Natale ormai alle porte, con la sua luce e gioia mandi sulle persone malate, di ogni età, lingua e razza la sua confortante luce e gioia.
La Vigilanza
" Vegliate per non entrare in tentazione" dice Gesù nell'Orto degli Ulivi, prima di essere preso dai soldati, ai tre discepoli quasi addormentati.
La vigilanza è uno dei temi principali dell'Avvento. Vigilare, vuol dire stare attenti, stare "vigili" nella preghiera e nella fede per aspettare come le "vergini sagge" lo Sposo che viene, in un'ora che nessun uomo sa. Gesù nell'orto, aggiunge "per non entrare in tentazione".
La tentazione è cosa assai comune all'uomo. San Pietro, nella sua Lettera afferma che quando il cuore non è vigilante, "il diavolo come leone ruggente," spia nel nostro cuore, spia le nostre debolezze e ci fa cadere in balia delle stesse.
L'avvento, ormai alla fine, rappresenta un momento importante per mettere in pratica la virtù della Vigilanza. Pregare, vigilare, per aspettare lo Sposo, non come le vergine stolte, prive di olio di riserva per la lampada, ma come le serve vigilanti e fedeli che aspettano vigilanti la venuta dello Sposo a qualsiasi ora del giorno e anche della notte.
Il Padre Nostro, preghiera scaturita dal cuore di Gesù per il Padre celeste, che è nei cieli, nella sua forma presenta anche un invocazione a Dio: NON CI INDURRE IN TENTAZIONE!
Signore Gesù Cristo, aiutaci ad essere vigilanti, come le vergini sagge. Il tuo Spirito santo, Amore eterno, ci ispiri le buone azioni e una volontà sempre ardente per andare incontro al Cristo Signore, nato dalla Vergine Madre, per omnia saecula, saeculorum.
La Felicità
" Io ho tante belle macchine, tanti soldi e SONO FELICE!" Si può parlare di felicita? E se lo è produce qualcosa?
La vita sulla Terra sembra impossibile, sembra diventata qualcosa di " routine" . Io nasco, cresco, mi faccio la mia vita e sono "felice". La vita è qualcosa di fondamentale, dono di Dio creatore e padre che deve essere promossa e valorizzata. La felicità non è creata dalla ricchezza. Il Cristiano non deve essere felice di essere ricco, ma devo essere felice di quelle cose " dove la ruggine non consuma e i ladri non scassinano", dice Gesù.
La felicità è qualcosa di basilare nell'uomo. San Paolo ci esorta di " cercare le cose di lassù". La felicità sta belle cose del cielo ma la felicità può essere trovara anche sulla terra attraverso la quotidianità.
"Chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. (...) cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo". ( Benedetto XVI, Omelia di Inizio Pontificato)
La Felicità <<vera>> è solo Gesù. Aprendo le porte del cuore possiamo respirare a pieni polmoni, l'ossigeno di vita, che viene dall'Incontro con Lui. Solo così l'uomo è FELICE.
Mi viene in mente la bellissima frase di San Giovanni Bosco, amico dei giovani: L'ALLEGRIA è LA VIA DELLA SANTITà! Sì è vero! L'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio è stato creato per la felicità. Se a causa di uno è abbondato il peccato, a causa di Cristo abbonda la grazia, dice san Paolo nella sua Lettera ai Romani. Se il peccato ci rattrista volgiamo lo sguardo a << colui che hanno trafitto>> e riavremo la felicità perduta.
La Vocazione
Un testo di una famosa canzone dice: ERA UN GIORNO COME TANTI ALTRI...E LUI MI CHIAMò...
Voglio parlare della vocazione...Cos'è la vocazione? Ha importanza nella vita di ognuno di noi? Capita spesso che tra noi giovani al sentire parlare di vocazione si sente dire..: ma che fai scherzi? io non devo diventaRE Nè PRETE Nè SUORA!...
Si ha una concezione sbagliata della natura della Vocazione. La vocazione è la missione che Dio assegna a ciascuno di noi, esseri umani, sin dalla nostra nascita. Essa è bella perchè diversa da elemento a elemento. Chi è chiamato a seguire un determinato mestiere e chi perchè no è chiamato a seguire Gesù Cristo attraverso la vita consacrato a seconda dei sessi e delle necessità.
San Paolo scrive agli Efesini: <<Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo ... In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo ... predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo»(Ef 1, 3-5). Dio come ho sopra accennato ci ha scelti prima della nostra creazione per opera di Gesù Cristo suo Unigenito Figlio, vero uomo e vero Dio.
Si racconta nei Vangeli che Gesù stesso, in persona chiamò i Dodici apostoli, coloro che dovevano diventare i primi promotori del Vangelo. Di particolare rilevanza è la chiamata di Andrea e Pietro, fratelli, figli di Zebedeo, pescatori e cioè gente umile, che viveva della rendita della pesca e nella maggior parte dei casi ignorante. «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini»” (Mt 4,18-19; Mc 1,16-17). è da quel momento che cambia la vita dei due Apostoli; da pescatori di pesci a pescatori di UOMINI. E questa adesione pronta che ha permesso agli Apostoli di diffondere la parola, la "buona notizia" della salvezza. La fede viene dall'ascolto e ciò che si ascolta è la parola di Cristo, che anche oggi la Chiesa diffonde fino alle estremità della terra.
Urge come accorato appello da Cristo stesso la preghiera al padrone della Messe affinchè mandi operai alla sua messe.
Per attuare tale vocazione, l'uomo è reso partecipe della vita divina, che, grazie anche al suo personale impegno, cresce in lui operando quel processo di santificazione che lo rende «creatura nuova», sempre più capace di accogliere e conoscere i segreti di Dio e di aderire pienamente al suo progetto di amore.Il luogo, dove questa vita sboccia e via via, sotto l'impulso dello Spirito Santo, cresce e matura, è la Chiesa, di cui il cristiano diventa membro per il battesimo. ( Giovanni Paolo II )
I MEZZI CHE FAVORISCONO LE VOCAZIONI
I mezzi per attuare la propria vocazione, sono quelli che da duemila anni or sono la Chiesa in diversi modi cerca sempre più di valorizzarli.
è necessario innanzitutto un ascolto assiduo e accorato della Parola di Dio. è attraverso di esse che Dio parla. Il suo << Logos>> è necessario per compiere a pieno la propria vocazione.
L'Eucarestia, " Sacramentum Caritatis" è il fulcro necessario per ascoltare la chiamata di Dio. In essa, si racchiude l'amore di Dio, quell'amore capace di trasformare la vita dell'uomo e di renderla una degna Vocazione.
Non deve mancare nell'incontro personale con Cristo la preghiera personale e liturgica. Deve essere attuata attraverso il dialogo e l'ascolto con Dio. Non deve essere solo una richiesta di grazie particolari, ma deve essere un momento di ascolto da parte del cristiano con il Suo creatore e salvatore.
MARIA MADRE DELLE VOCAZIONI
La Vergine, che ha prontamente risposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38), interceda perché non manchino all'interno del popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione con i loro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e celebrino i sacramenti, si prendano cura del popolo di Dio, e siano pronti ad evangelizzare l'intera umanità. Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti il numero delle persone consacrate, le quali vadano contro corrente, vivendo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Cari fratelli e sorelle che il Signore chiama a vocazioni particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in modo speciale a Maria, perché Lei, che più di tutti ha compreso il senso delle parole di Gesù: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad ascoltare il suo divin Figlio. Vi aiuti a dire con la vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà (cfr Eb 10,7). ( BENEDETTO XVI)
9 dicembre 2007
Cari fratelli e sorelle!
Ieri, solennità dell’Immacolata Concezione, la liturgia ci ha invitato a volgere lo sguardo verso Maria, madre di Gesù e madre nostra, Stella di speranza per ogni uomo. Oggi, seconda domenica di Avvento, ci presenta l’austera figura del Precursore, che l’evangelista Matteo introduce così: "In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!»" (Mt 3,1-2). La sua missione è stata quella di preparare e spianare la via davanti al Messia, chiamando il popolo d’Israele a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquità. Con parole esigenti Giovanni Battista annunciava il giudizio imminente: "Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco" (Mt 3,10). Metteva in guardia soprattutto dall’ipocrisia di chi si sentiva al sicuro per il solo fatto di appartenere al popolo eletto: davanti a Dio – diceva – nessuno ha titoli da vantare, ma deve portare "frutti degni di conversione" (Mt 3,8).
Mentre prosegue il cammino dell’Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunità questo richiamo di Giovanni Battista alla conversione. E’ un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre – scrive l’evangelista Giovanni – non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo (cfr Gv 5,22.27). Ed è oggi, nel presente, che si gioca il nostro destino futuro; è con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiché è Lui il criterio di misura che Dio ha dato all’umanità. Il Padre celeste, che nella nascita del suo Unigenito Figlio ci ha manifestato il suo amore misericordioso, ci chiama a seguirne le orme facendo, come Lui, delle nostre esistenze un dono di amore. E i frutti dell’amore sono quei "degni frutti di conversione" a cui fa riferimento san Giovanni Battista, mentre con parole sferzanti si rivolge ai farisei e ai sadducei accorsi, tra la folla, al suo battesimo.
Mediante il Vangelo, Giovanni Battista continua a parlare attraverso i secoli, ad ogni generazione. Le sue chiare e dure parole risultano quanto mai salutari per noi, uomini e le donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalità materialistica. La "voce" del grande profeta ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori ed interiori, assetati dell’acqua viva che è Cristo. Ci guidi la Vergine Maria ad una vera conversione del cuore, perché possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalità con il Vangelo.
[01767-01.01] [Testo originale: Italiano]
Nel pomeriggio di giovedì 13 dicembre prossimo incontrerò gli universitari degli Atenei romani, al termine della Santa Messa che sarà presieduta dal Cardinale Camillo Ruini. Vi attendo numerosi, cari giovani, per prepararci al santo Natale invocando il dono dello Spirito di sapienza per tutta la comunità universitaria.
Je vous salue, chers pèlerins francophones, venus pour la prière de l’Angélus. Pendant ce temps de l’Avent, la prédication de Jean le Baptiste éclaire notre attente du Sauveur : il n’est pas de meilleure façon, nous dit-il, pour préparer la venue du Seigneur que de nous convertir, de produire dès aujourd’hui un fruit de justice et de nous laisser purifier par Dieu. Puissions-nous ainsi aplanir le chemin du Seigneur qui vient. Avec ma Bénédiction apostolique.
I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus. In this holy season of Advent, I pray that the glory of the Lord’s coming will fill your hearts with redeeming hope. Upon you and your loved ones, I invoke the grace and peace of Jesus Christ!
Frohen Herzens begrüße ich an diesem zweiten Adventssonntag alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. „Bereitet dem Herrn den Weg!", ruft uns Johannes der Täufer heute zu; denn Christus will zu Weihnachten auch in unseren Herzen Wohnung nehmen. Die Liturgie des Advents lädt uns immer wieder zur Umkehr ein. Besinnung, persönliches und gemeinschaftliches Gebet sowie der Empfang des Bußsakraments sollen deshalb in diesen Wochen der Vorbereitung auf Weihnachten einen festen Platz haben. Der Herr, der kommen wird, segne euch und eure Familien.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española aquí presentes y a cuantos participan en el rezo del Ángelus a través de la radio y la televisión. ¡Qué María, Estrella de la Esperanza, brille sobre vosotros y guíe vuestros pasos en este tiempo de Adviento. ¡Feliz domingo!
Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj, poprzez liturgię drugiej Niedzieli Adwentu dociera do nas z Pustyni Judzkiej wezwanie Jana, Proroka czasów mesjańskich: „Nawracajcie się! Bliskie jest królestwo niebieskie! Przygotujcie drogę Panu!" (por. Mt 3, 2-3). Oto zadania adwentowe: konkretne, skierowane do każdego z nas. Na ich realizację z serca wam błogosławię.
[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Oggi, attraverso la liturgia della seconda Domenica di Avvento, arriva a noi dal deserto della Giudea il richiamo di Giovanni, il Profeta dei tempi messianici: "Convertitevi! Vicino è il Regno dei cieli! Preparate la via del Signore" (cfr Mt 3,2-3). Ecco gli impegni dell’Avvento, concreti, rivolti a ciascuno di noi. Affinché possiate realizzarli, vi benedico tutti cuore.]
Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Burgio e da Trebisacce, i ragazzi dell’unità pastorale di Fagnano Olona (Diocesi di Milano), gli scout di Passignano sul Trasimeno, l’associazione "C’era una volta" di Villamiroglio e il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli. A tutti auguro una buona domenica.
[01768-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]
[B0657-XX.01]
Dal «Commento sul profeta Isaia» di Eusebio, vescovo di Cesarea.
(Cap. 40, vv. 3. 9; PG 24, 366-367)
Voce di uno che grida nel deserto
Voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40, 3).
Dichiara apertamente che le cose riferite nel vaticinio, e cioè l'avvento della gloria del Signore e la manifestazione a tutta l'umanità della salvezza di Dio, avverranno non in Gerusalemme, ma nel deserto. E questo si è realizzato storicamente e letteralmente quando Giovanni Battista predicò il salutare avvento di Dio nel deserto del Giordano, dove appunto si manifestò la salvezza di Dio.
Infatti Cristo e la sua gloria apparvero chiaramente a tutti quando, dopo il suo battesimo, si aprirono i cieli e lo Spirito Santo, scendendo in forma di colomba, si posò su di lui e risuonò la voce del Padre che rendeva testimonianza al Figlio: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5).
Ma tutto ciò va inteso anche in un senso allegorico. Dio stava per venire in quel deserto, da sempre impervio e inaccessibile, che era l'umanità. Questa infatti era un deserto completamente chiuso alla conoscenza di Dio e sbarrato a ogni giusto e profeta. Quella voce, però, impone di aprire una strada verso di esso al Verbo di Dio; comanda di appianare il terreno accidentato e scosceso che ad esso conduce, perché venendo possa entrarvi: «Preparate la via del Signore» (Ml 3, 1).
Preparazione è l'evangelizzazione del mondo, è la grazia confortatrice. Esse comunicano all'umanità al conoscenza della salvezza di Dio.
«Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme» (Is 40, 9).
Prima si era parlato della voce risuonante nel deserto, ora, con queste espressioni, si fa allusione, in maniera piuttosto pittoresca, agli annunziatori più immediati della venuta di Dio e alla sua venuta stessa. Infatti prima si parla della profezia di Giovanni Battista e poi degli evangelizzatori.
Ma qual è la Sion a cui si riferiscono quelle parole? Certo quella che prima si chiamava Gerusalemme. Anch'essa infatti era un monte, come afferma la Scrittura quando dice: «Il monte Sion, dove hai preso dimora» (Sal 73, 2); e l'Apostolo: «Vi siete accostati al monte di Sion» (Eb 12, 22). Ma in un senso superiore la Sion, che rende nota le venuta di Cristo, è il coro degli apostoli, scelto di mezzo al popolo della circoncisione.
Si, questa, infatti, è la Sion e la Gerusalemme che accolse la salvezza di Dio e che è posta sopra il monte di Dio, è fondata, cioè, sull'unigenito Verbo del Padre. A lei comanda di salire prima su un monte sublime, e di annunziare, poi, la salvezza di Dio.
Di chi è figura, infatti, colui che reca liete notizie se non della schiera degli evangelizzatori? E che cosa significa evangelizzare se non portare a tutti gli uomini, e anzitutto alle città di Giuda, il buon annunzio della venuta di Cristo in terra?
8 dicembre 2007
Cari fratelli e sorelle!
Sul cammino dell’Avvento brilla la stella di Maria Immacolata, "segno di sicura speranza e di consolazione" (Conc. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 68). Per giungere a Gesù, luce vera, sole che ha dissipato tutte le tenebre della storia, abbiamo bisogno di luci vicine a noi, persone umane che riflettono la luce di Cristo e illuminano così la strada da percorrere. E quale persona è più luminosa di Maria? Chi può essere per noi stella di speranza meglio di lei, aurora che ha annunciato il giorno della salvezza? (cfr Enc. Spe salvi, 49). Per questo la liturgia ci fa celebrare oggi, in prossimità del Natale, la festa solenne dell’Immacolata Concezione di Maria: il mistero della grazia di Dio che ha avvolto fin dal primo istante della sua esistenza la creatura destinata a diventare la Madre del Redentore, preservandola dal contagio del peccato originale. Guardando Lei, noi riconosciamo l’altezza e la bellezza del progetto di Dio per ogni uomo: diventare santi e immacolati nell’amore (cfr Ef 1,4), ad immagine del nostro Creatore.
Che grande dono avere per madre Maria Immacolata! Una madre splendente di bellezza, trasparente all’amore di Dio. Penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità. Questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita. È stato questo un tema caro al mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, che tante volte ha proposto alla gioventù del nostro tempo Maria quale "Madre del bell’amore". Non poche esperienze ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell’amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l’incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero!
A tutto questo ci richiama Maria, l’Immacolata, che contempliamo in tutta la sua bellezza e santità. Dalla croce Gesù l’ha affidata a Giovanni e a tutti i discepoli (cfr Gv 19,27), e da allora è diventata per l’umanità intera Madre, Madre della speranza. A Lei rivolgiamo con fede la nostra preghiera, mentre ci rechiamo idealmente in pellegrinaggio a Lourdes dove proprio quest’oggi ha inizio uno speciale anno giubilare in occasione del 150° anniversario delle sue apparizioni nella grotta di Massabielle. Maria Immacolata, "stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!" (Enc. Spe salvi, 50).
[01764-01.01] [Testo originale: Italiano]
In questa solennità mariana, come di consueto rivolgo un saluto particolare alla Pontificia Accademia dell’Immacolata e al suo Presidente, il Cardinale Andrea Maria Deskur. Su tutti i membri ed amici dell’Accademia invoco la costante protezione della Vergine Maria. Arrivederci nel pomeriggio a Piazza di Spagna!
Je vous salue, chers pèlerins de langue française, particulièrement les personnes de l’ensemble paroissial de Labarthe et Venerque, dans le diocèse de Toulouse. En son Fils Jésus, Dieu le Père a choisi Marie, pour qu’elle soit sainte et irréprochable sous son regard, la préparant à être la terre où germerait le salut. À la suite de Marie, puissions-nous dire "oui" au Seigneur pour que tout se passe en nous selon sa parole. Avec ma Bénédiction apostolique.
I am pleased to greet the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Angelus. With immense joy, the Church celebrates this Solemn Feast of the Virgin Mary, whom God preserved from the stain of original sin to prepare a worthy dwelling place for his beloved Son. Dear friends, I pray that by gazing upon her, you will see the purest sign of hope in God’s saving mercy. A happy feast day to all!
Mit Freude grüße ich alle Brüder und Schwestern deutscher Zunge. Am heutigen Hochfest feiern wir, daß Gott die Jungfrau Maria zur Wohnstatt seines Sohnes erwählt und vom ersten Augenblick ihres Daseins vor jeder Sünde bewahrt hat. Durch sie kommt Jesus Christus, die Hoffnung und das Heil der Menschen, zu uns. So ist Maria die Mutter und der Stern der Hoffnung auf unserem Lebensweg. Wir dürfen darauf vertrauen, daß der Herr auch uns aus den Verstrickungen in das Böse befreit und uns das wahre Leben schenken will. Euch allen wünsche ich einen frohen Festtag!
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. Que Santa María, la Virgen, en esta solemnidad de su Purísima Concepción, tan arraigada en España y Latinoamérica, fortalezca vuestra fe, interceda por vosotros y os indique el camino hacia el reino de su Hijo Jesucristo. ¡Muchas gracias!
Pozdrawiam wszystkich Polaków. Oddajemy dziś hołd Maryi, niepokalanie poczętej. Zanim wydała na świat Bożego Syna, Bóg już zachował Ją od zmazy grzechu pierworodnego i obdarował pełnią łaski. Jej zawierzamy nasze adwentowe oczekiwanie na przyjście Pana. Niech Bóg wam błogosławi.
[Saluto tutti i polacchi. Oggi rendiamo omaggio a Maria Immacolata. Prima che portasse al mondo il Figlio di Dio, Dio l’ha preservata dalla macchia del peccato originale e l’ha adornata della pienezza della grazia. A Lei affidiamo la nostra attesa di Avvento della venuta del Signore. Dio vi benedica.]
Rivolgo un augurio speciale ai soci dell’Azione Cattolica Italiana, che in questa data nelle parrocchie rinnovano la loro adesione all’associazione. Possano i ragazzi, i giovani e gli adulti dell’Azione Cattolica offrire alla Chiesa ed alla società una gioiosa testimonianza di santità laicale.
Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i numerosi membri dell’Opera della Chiesa, che incoraggio nel loro impegno di preghiera e di apostolato. A tutti auguro una buona festa dell’Immacolata.
[01765-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]
[B0655-XX.01]
Dai «Discorsi» di sant'Anselmo, vescovo (Disc. 52; PL 158, 955-956)
O Vergine, per la tua benedizione è benedetta ogni creatura
Cielo, stelle, terra, fiumi, giorno, notte e tutte le creature che sono sottoposte al potere dell'uomo o disposte per la sua utilità si rallegrano, o Signora, di essere stati per mezzo tuo in certo modo risuscitati allo splendore che avevano perduto, e di avere ricevuto una grazia nuova inesprimibile. Erano tutte come morte le cose, poiché avevano perduto la dignità originale alla quale erano state destinate. Loro fine era di servire al dominio o alle necessità delle creature cui spetta di elevare la lode a Dio. Erano schiacciate dall'oppressione e avevano perso vivezza per l'abuso di coloro che s'erano fatti servi degli idoli. Ma agli idoli non erano destinate. Ora invece, quasi risuscitate, si rallegrano di essere rette dal dominio e abbellite dall'uso degli uomini che lodano Dio.
Hanno esultato come di una nuova e inestimabile grazia sentendo che Dio stesso, lo stesso loro Creatore non solo invisibilmente le regge dall'alto, ma anche, presente visibilmente tra di loro, le santifica servendosi di esse. Questi beni così grandi sono venuti dal frutto benedetto del grembo benedetto di Maria benedetta.
Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negl'inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate. Invero per il medesimo glorioso figlio della tua gloriosa verginità, esultano, liberati dalla loro prigionia, tutti i giusti che sono morti prima della sua morte vivificatrice, e gli angeli si rallegrano perché è rifatta nuova la loro città diroccata.
O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura.
A Maria Dio diede il Figlio suo unico che aveva generato dal suo seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l'unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.
Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.
Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te.
O Santissima
O Santissima, o piissima,
madre nostra Maria,
madre amata, immacolata,
prega, prega per noi.
Tu confortaci, tu difendici,
madre nostra Maria,
con te crediamo, in te speriamo,
prega, prega per noi.
O Santissima, o piissima,
madre nostra Maria,
madre amata, immacolata,
prega, prega per noi.
Amen, amen.