Con Te per portare l'Amore...

Questo blog è nato per portare su Internet qualcosa di Cristiano...
martedì, 26 febbraio 2008

Signore, vieni in nostro aiuto!

 

Signore vieni in nostro aiuto, vieni quando le tenebre del nostro cuore ci tormentano e ci allontanano da Te. Non c'è amore più grande del Tuo! Non c'è speranza più in grande fuori di Te! Oh Signore, tu che siedi nei cieli e penetri con lo sguardo gli abissi, tu che al cui none tremano gli abissi, tu, Via, Verità e Vita, prendici per mano e conduci noi, tuo gregge, ai pascoli della vita.

Non temere piccolo gregge, io ho vinto il mondo! Oh Gesù quanta dolcezza traspare da queste tue parole e solo quando siamo provati e angosciati possiamo davvero raffiorarle nella nostra mente. Tu non hai vinto il peccato solo per una tua figura personale, ma attraverso la tua figura hai dato agli uomini la speranza che in Te solo, si può vincere il male, si può vincere il proprio egoismo e il proprio peccato.

Nei momenti, nei quali, Tu ci sembri lontano, è allora che sei vicino a noi, e con la tua grazia santificante, ci dice: " Non temere piccolo mio, io ho vinto il mondo". Quanta dolcezza, quanta grandezza, quanta benevolenza. Signore io non ho parole per descrivere ciò che  Tu fai in me, e continuerai a fare in me, indegno tuo figlio. Oh Gesù, amore sempiterno e vero, per darci un' ulteriore aiuto hai istituito i Sacramenti, guida e fondamento della tua Santa Chiesa.

O Divina Eucarestia,memoriale di grazie al Signore tu racchiudi al tuo interno la grandezza del Dio carne, di quel Dio che si è abbassato nella carne mortale  e che noi adoriamo in questo santo Mistero. Oh Memoriale di salvezza imprimi nel nostro cuore come sigillo eterno, la fiamma del tuo Amore e così in te vivremo testimoniando il tuo amore nei secoli dei secoli. Amen!

" Grandi cose hai fatto in me, oh Signore"..

(lavoro personale di ringraziamento al Signore)

postato da: antopius92 alle ore 17:40 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie:
domenica, 24 febbraio 2008

Signore, dacci la tua acqua!

 

La Liturgia di oggi, III° domenica di Quaresima dell'anno A, mette in risalto la figura dell'acqua, soprattutto nella Prima Lettura e nel Vangelo, grazie all'ormai famosissimo incontro di Gesù con la Samaritana.

Vivere da cristiani è assimilare progressivamente l’esperienza di Cristo sintetizzata nelle prime due domeniche di quaresima: camminare nella fedeltà al Padre per raggiungere la meta della trasfigurazione gloriosa. L’itinerario è reso possibile a una condizione: ascoltare la Parola di Dio, radicarsi in essa, accettarne le esigenze. La liturgia di questa domenica e delle due successive fa rivivere, nel mistero, al cristiano le grandi tappe attraverso cui i catecumeni erano (e sono) aiutati a scoprire le esigenze profonde della conversione a Cristo, nei segni dell’acqua, della luce, della vita.

L’uomo assetato di valori
Al centro della liturgia odierna sta l’acqua come punto di convergenza e di incontro di due interlocutori: l’uomo e Dio. L’acqua diventa il simbolo che compendia ed esprime la richiesta dell’uomo e la risposta di Dio (vangelo).
L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: sete di amore, ricerca della verità, sete di giustizia, di libertà, di comunione, di pace... Sono desideri spesso inappagati; la domanda di totalità riceve in risposta solo piccoli frammenti; piccoli sorsi che lasciano inappagata la sete. Dal profondo del suo essere l’uomo muove verso un «di più», un assoluto capace di acquietare e di estinguere la sua sete in modo definitivo. Ma dove trovare un’acqua che plachi ogni inquietudine e appaghi ogni desiderio?

L’acqua che disseta per sempre
La risposta è data da Gesù nell’incontro con la Samaritana. Nella tradizione biblica Dio stesso è la fonte dell’acqua viva. Allontanarsi da Lui e dalla sua Legge é conoscere la peggiore siccità (cf Ger 2,12-13; 17,13). Nel difficile cammino verso la libertà Israele, arso dalla sete, tenta Dio, esige il suo intervento come un diritto e contesta l’operato di Mosè che sembra il responsabile di un’avventura senza sbocchi. Il popolo rimpiange il passato e rifiuta il futuro, denunciato come illusorio. Vorrebbe impadronirsi di Dio per sciogliere in modo miracolistico le sue difficoltà (prima lettura). Ma Dio si sottrae a questo tipo di richiesta. Tuttavia Egli dà prova di non abbandonare il suo popolo: gli assicura l’acqua che disseta perché riconosca in Lui il Salvatore e impari ad affidarsi a Lui.
La roccia da cui Mosè fa scaturire l’acqua è segno della Provvidenza divina che segue il suo popolo e gli dà vita. Paolo spiegherà (cf I Cor 10,4) che quella roccia era Cristo, misteriosamente all’opera già in quegli eventi. Cristo è anche il Tempio dal quale, secondo la visione dei profeti (cf Ez 47; Zc 13,1), sgorgherà l’acqua, segno dello Spirito, che dona fertilità e vita. Chi ha sete può attingere gratuitamente a Lui (cf Gv 7,37-39) e non avrà più sete; egli stesso anzi, diverrà una sorgente d’acqua zampillante per sempre (vangelo).

Generati dall’acqua e dallo Spirito
La promessa dell’acqua viva è divenuta realtà nella Pasqua di Gesù; dal suo costato squarciato sono usciti «sangue ed acqua» (cf Gv 19,34). La persona di Gesù diventa la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito, cioè l’amore di Dio riversato nei nostri cuori (seconda lettura) nel giorno del battesimo. E’ questo amore che ci ha purificati e generati a vita nuova prima ancora che potessimo consapevolmente rispondere. Il Padre ci ha ammessi alla comunione con Lui. Per opera dello Spirito siamo diventati una sola cosa con Cristo, figli nel Figlio, veri adoratori del Padre. L’esistenza cristiana animata dallo Spirito è un’esperienza filiale. Non è altro che vivere nell’amore, irradiando ciò che abbiamo ricevuto. L’eucaristia è accostarsi alla fonte dell’acqua viva per ricevere la piena effusione dello Spirito, l’alimento sempre nuovo dell’amore: «Chi beve dell’acqua che io gli darò... avrà in sé una sorgente che zampilla fino alla vita eterna» (ant. di com.). Ma il dono ricevuto diventa compito di annuncio e di testimonianza. Come la Samaritana, bisogna raccontare ai fratelli ciò che Dio ha compiuto in noi perché essi, come i compaesani della donna, arrivino a confessare che Gesù è «il Salvatore del mondo». La fede deve diventare contagiosa. I battezzati, generati a vita nuova, radicalmente rinnovati nel cuore e nello spirito, devono rendere ragione della vita e della speranza che è in loro. Se la ricerca e la sete dell’uomo trovano in Cristo pieno appagamento è necessario testimoniare come la salvezza non sta nelle «cose» che accendono nuovi desideri ed inquietudini, ma nell’unico valore a cui abbiamo aderito: Gesù Salvatore dell’uomo. Non c’è altra acqua che faccia fiorire il nostro deserto e che definitivamente plachi il nostro cercare: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te» (s. Agostino)

 

 

postato da: antopius92 alle ore 13:03 | link | commenti | commenti
categorie:
domenica, 17 febbraio 2008

La Trasfigurazione

 

La Trasfigurazione

Oggi seconda domenica di Quaresima, la Liturgia ci offre l'opportunità di riflettere su un " mistero" di Gesù Cristo, che è appunto la trasfigurazione.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

La vita è un cammino verso una mèta. Ciascuno porta nel cuore aspirazioni, progetti e ideali a volte confusi. Per poterli perseguire e realizzare si cerca qualche chiarezza, qualche presenza significativa, qualche segno che indichi la direzione, qualche sprazzo di luce che chiarisca ciò che solo si intravede.

La meta della fede

La quaresima è un itinerario verso la Pasqua, punto vertice dell’anno liturgico e significato ultimo di ogni nostra scelta. Il cammino è lungo e non sempre agevole, anche se pervaso di speranza. La vita cristiana è posta sotto il segno della tentazione e Dio può sembrare lontano, assente. Il silenzio di Dio può suscitare smarrimento e sconcerto. Ma colui che ha scelto Dio e si fida di lui sa che la sua vita avrà un esito positivo. Nella trasfigurazione, la Chiesa intravede in quello di Cristo il senso e l’orientamento del proprio esodo: la gloria della risurrezione, inscindibilmente congiunta allo scandalo della croce (cf prefazio).


Parentesi di luce

La trasfigurazione si pone a un punto critico della vita e del cammino di Gesù e dei discepoli. Chiamati alla sequela del Maestro, a una vita di comunione con lui, i discepoli faticano a riconoscere con lucidità il mistero della sua persona. L’incertezza e l’incomprensione riaffiorano di continuo e diventano scandalo quando Gesù comincia ad annunciare apertamente la sua passione (cf Mt 16,21-23). La prospettiva di una morte violenta, del rifiuto e dei fallimento risultano inconcepibili e inconciliabili con le loro attese. Anche se Gesù nei suoi annunci congiunge la morte con la risurrezione, l’insegnamento rimarrà inefficace prima della Pa­squa e della Pentecoste. Egli allora prende l’iniziativa ed offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria sfolgorante della sua persona e lo sbocco del suo cammino.
I segni che accompagnano questa Pasqua anticipata (la luce, la nube, la voce) sono caratteristici della manifestazione di Dio. Il Padre indica in Gesù il Figlio «prediletto», il Servo disponibile al compimento della sua volontà (cf Is 42,1), destinato al sacrificio e alla gloria; la nube è il segno dello Spirito che indica in Gesù il luogo della divina presenza.
Importante è la voce che risuona come un invito perentorio: «Ascoltatelo» (cf accl. al vang.; colletta; antif. di com.). Ascoltare significa accogliere la persona di Cristo, obbedire alla sua Parola, dunque seguirlo. La vita cristiana è un impegno alla sequela di Cristo sulla via della croce, per arrivare alla luce e alla gloria: «indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere con lui al  trionfo della risurrezione» (prefazio).

postato da: antopius92 alle ore 15:17 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie:
venerdì, 15 febbraio 2008

Prima vai a perdonare il tuo fratello!

 

 Dal vangelo secondo Matteo


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non uccidere"; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.  Ma io vi dico: chiunque si adìra con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!»
.


Ci è facile dire: io ti perdono! Ma c'è davvero pentimento dietro questa frase? Dovremmo domandarcelo ogni giorno.  Gesù stesso ci ha comandato di farlo. Un sincero pentimento aiuta ad avvicinarsi a Dio. Il perdono ci permette di riavvicinarci a Dio nonostante le nostre infedeltà e le nostre mancanze..In questa Quaresima chiediamo davvero al Signore e alla Madonna di aiutarci a perdonare chi ingiustamente o no ci fa qualche torto. Laudetur Jesus Christus.!!

postato da: antopius92 alle ore 19:10 | link | commenti | commenti
categorie:
martedì, 12 febbraio 2008

La Quaresima, tempo di grazia!

 

Lasciatevi riconciliare con Dio!

La Quaresima, inizia con il Mercoledì delle Ceneri e fa parte dei cosiddetti tempi "forti" insieme all' Avvento.

Se l’Avvento è per eccellenza il tempo che ci invita a sperare nel Dio-che-viene, la Quaresima ci rinnova nella speranza in Colui-che-ci-ha-fatti-passare-dalla-morte-alla-vita. Entrambi sono tempi di purificazione – lo dice anche il colore liturgico che hanno in comune – ma in modo speciale la Quaresima, tutta orientata al mistero della Redenzione, è definita “cammino di vera conversione” (Orazione colletta). (Benedetto XVI)

Quaranta Giorni, in attesa di celebrare la gloriosa Resurrezione di Cristo. Eppure questo numero è molto frequente nella Bibba e tradizione sia ebraica che cristiana.

  • i quaranta giorni del diluvio universale 
  • i quaranta giorni passati da Mosè  sul monte Sinai  
  • i quaranta giorni che impiegarono gli esploratori ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati
  • i quaranta giorni camminati dal profeta Elia per giungere al monte Oreb 
  • i quaranta giorni di tempo che, nella predicazione  di Giona , Dio dà a Ninive  prima di distruggerla

Nel Nuovo testamento  ci sono alcuni passi chiave nei quali si parla di quaranta giorni:

  • i quaranta giorni che Gesù passò nel deserto)
  • i quaranta giorni in cui Gesù ammaestrò i suoi discepoli tra la resurrezione e l'Ascensione 

La Preghiera nella Quaresima è fondamentale. Attraverso di essa, si può riuscire a vincera Satana, origine e causa di ogni peccato.

"entrare in Quaresima" Significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana. Significa non scaricare il problema del male sugli altri, sulla società o su Dio, ma riconoscere le proprie responsabilità e farsene carico consapevolmente. A questo proposito risuona quanto mai urgente, per noi cristiani, l’invito di Gesù a prendere ciascuno la propria "croce" e a seguirlo con umiltà e fiducia (cfr Mt 16,24). La "croce", per quanto possa essere pesante, non è sinonimo di sventura, di disgrazia da evitare il più possibile, ma opportunità per porsi alla sequela di Gesù e così acquistare forza nella lotta contro il peccato e il male. Entrare in Quaresima significa pertanto rinnovare la decisione personale e comunitaria di affrontare il male insieme con Cristo. La via della Croce è infatti l’unica che conduce alla vittoria dell’amore sull’odio, della condivisione sull’egoismo, della pace sulla violenza. Vista così, la Quaresima è davvero un’occasione di forte impegno ascetico e spirituale fondato sulla grazia di Cristo. ( Benedetto XVI)

postato da: antopius92 alle ore 19:02 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie:

Chi sono

Utente: antopius92
Nome: Antonino

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Categorie

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte